Antec P380: nessun compromesso

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Dopo essere stato accolto come un prototipo al Computex 2014 ed una vera a propria novità al CES 2015 di Las Vegas, l’Antec P380 si contraddistingue per essere il frutto dei feedback che la community ha fornito ad Antec, che ha quindi dato vita al nuovo leader della propriaserie Performance. In questo articolo noi di HardwareForYou ne andiamo a scoprire caratteristiche e peculiarità!

 


L’Antec P380 appartiene alla famigerata serie Performance che l’azienda californiana produce per utenti appassionati e professionisti enterprise. Come ogni altro cabinet di questa famiglia, anche l’Antec P380  segue le linee guida dei suoi predecessori per quanto riguarda professionalità e sicurezza, anche per il confezionamento. Sebbene la riduzione del materiale di imballaggio sia uno dei primi punti ad essere penalizzati quando si vuole abbassare il costo di un prodotto, Antec non risparmia su questo, avendo sempre a cuore la sicurezza e la protezione dei propri prodotti. L’imballaggio attorno al cabinet lo protegge da urti e trasportatori poco garbati, garantendo ai propri clienti una certa tranquillità: quando si apre la confezione è veramente improbabile che il case sia stato anche solo scalfito.

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La confezione esterna del case riporta in primo piano un assaggio del case che è custodito all’iterno, più una serie di illustrazioni grafiche commentate per presentare le key-features del prodotto. In particolare la parte posteriore della scatola presenta il case in ogni sua forma: dall’estetica, all’organizzazione interna degli spazi, al sistema di cooling, alla disposizione dei filtri anti-polvere. Già da uno sguardo alla confezione si percepisce che il case all’interno ha molto da offrire.

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Il contenuto del box in cartone che avvolge il P380 è riportato di seguito:

La composizione della dotazione accessoria è consona all'utilizzo che si farà del cabinet: sono presenti viti in abbondanza, nonchè le comode fascette per fissare i cavi agli appositi agganci, che vedremo essere presenti qua e la all'interno del cabinet. Per quanto riguarda la manualistica, segnaliamo la mancanza di un vero e proprio manuale di istruzioni: Antec lascia alla propria utenza molte sorprese e, come vedremo, quasi sempre positive. Sarebbe però comodo disporre di un manuale di istruzioni dettagliato per facilitare il lavoro di chi ha a che fare con questo case per la prima volta, essendo molte le novità introdotte dall'azienda con questo nuovo layout.


 

Rimosso l’imballaggio protettivo del case, possiamo finalmente placare la curiosità e guardare da vicino il cabinet.

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Gli appassionati e gli esperti di case avranno subito capito che il P380 è una vera a propria novità estetica in casa Antec. A differenza degli altri cabinet della famiglia Performance, questo nuovo case si contraddistingue per un’evidente stile minimalista che mette in risalto il metallo, tanto da renderlo l’elemento più accattivante dell’intero case. Ad un primo sguardo, in effetti, è proprio il metallo opaco a saltare all’occhio: il pannello superiore ed il pannello frontale sono caratterizzati da una semplice ed incredibilmente elegante lastra di alluminio ben rifinita, lucidata in sezione verticale (di profilo si ammira la lucentezza del bordo). Spessa circa 4 mm, la lastra di alluminio copre sia il pannello frontale che quello superiore, mettendo in risalto i tre angoli smussati dolcemente sulle giunzioni orizzontali del cabinet.

Sebbene la composizione estetica in termini di materiali utilizzati sia diversa da quella per i precedenti prodotti Performance, non si può dire lo stesso per quanto riguarda la scelta dei i colori. Ancora una volta domina un nero opaco, sovrastato da un grigio lucente per il pannello frontale, un po’ come abbiamo visto per l’Antec P280. A differire, però, è proprio il pannello superiore, analogo a quello frontale.

A seguire la curiosità della vista è sopraggiunta quella del tatto: una volta ammirato il cabinet si sente subito il desiderio di sfiorarlo per capire quanto finemente sia stato verniciato e per meglio identificare i materiali che lo compongono. Composto principalmente da alluminio e plastica rigida, l’Antec P380 si mostra davvero solido e stabile. La verniciatura è ben curata e non sono percepibili imperfezioni né alla vista né al tatto. Anche il pannello laterale destro del case, quello meno esposto e meno rilevante ai fini estetici, dimostra una verniciatura precisa (cosa che non accadeva per alcuni modelli di Antec appartenenti alla serie Performance).

Concludiamo l’analisi estetica osservando la stazza del case: le dimensioni che lo caratterizzano sono quelle classiche di un Full-Tower, ovvero 55.5 cm di altezza, 22.3 cm di larghezza e 55.7 cm di profondità, per un peso complessivo di circa 9 Kg. 

 


Sebbene, per quanto anticipato, l’analisi della facciata frontale del case possa sembrare banale, è molto interessante analizzare il design estetico e tecnico adottato da Antec per il P380.

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Innanzitutto il pannello frontale non è propriamente connesso allo chassis, bensì esiste un “corridoio” – “cuscinetto d’aria” tra la lastra di alluminio e lo scheletro del cabinet, di circa 2,5 cm. Il motivo che giustifica l’esistenza di questo spazio tra il case e il suo pannello frontale è legato alla necessità di favorire un influsso d’aria dalla parte frontale, favorito dalle apposite ventole frontali, senza però dover bucare o forare il pannello d’alluminio. L’unico mood per raggiungere ambo gli obiettivi è appunto quello di lasciare un interspazio tra maschera frontale e case, dai cui lati fluirà l’aria fredda in ingresso al cabinet.

Anziché chiudere questa parte del case, Antec ha invece scelto di fare di questo spessore un vero e proprio elemento estetico di raffinatezza: la lastra di alluminio sembra costituire una corazza indistruttibile per il cabinet, proprio perché i due elementi sembrano essere modularmente separabili: l’alluminio esterno diventa quindi una sorta di scudo per il nostro case.

Inoltre, qualora non si intenda installare ventole frontali, è possibile montare la staffa di alloggiamento per drive ottici slim, interponendola tra la lastra di alluminio frontale e lo scheletro del case.

Il buon vecchio layout del pannello frontale, caratteristico della famiglia Performance di Antec, si rinnova completamente. Più nello specifico, nella parte frontale non troviamo più tutti i connettori di IO, bensì solamente il pulsante di accensione e quello di reset. Anche in questo caso la novità consiste nel cambiamento dello stile dei pulsanti: i vecchi pulsanti tondi di accensione e reset sono stati sostituiti dai pulsanti rettangolari in plastica, ricavati direttamente dalla plastica del case. Si tratta della stessa tipologie di pulsanti adottata per i case della famiglia Hundreds. Il posizionamento dei pulsanti non è affatto casuale: questi sono stati disposti nella parte frontale del case ma sono nascosti e “protetti”: chi non conosce il case impiegherà un po’ a capire dove sono installati. Una volta scoperti, ci si accorge che tali pulsanti non sono difficili da raggiungere. Unica pecca di questa configurazione sta nel fatto che è difficile ricordare, almeno per i primi tempi, quale sia il pulsante di reset e quale sia quello di accensione/spegnimento.

Nonostante Antec abbia molto puntato sull’aspetto estetico di questo cabinet, non poteva però sottrarsi al garantire una buona usabilità. Ecco perché le connessioni di IO non sono state rimosse dal pannello frontale, ma semplicemente spostate, riadattando parte del corridoio superiore tra case e lastra di alluminio per ospitare l’alloggiamento del pannello IO.

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Come possiamo osservare dalle foto, le connessioni che il case mette a disposizione dell’utente sono:

Come ogni case di recente fabbricazione, anche il P380 offre le connessioni USB 3.0 native: per supportarle la mainboard dovrà disporre degli appositi socket. Vengono inoltre messe a disposizione due porte USB 2.0. Una peculiarità del pannello di IO è la sua mobilità: è infatti possibile sportarlo dal lato sinistro al lato destro del pannello superiore.

Riteniamo oculata la nuova posizione del pannello di IO e la possibilità di cambiarne l’orientamento. Alcuni potrebbero obiettare che, qualora si installasse il pc all’interno di un porta-pc da scrivania, eventuali pendrive USB sarebbero scomode da installare in quella parte del case, poiché “cozzerebbero” con il pannello della scrivania. Tuttavia, visto l’obiettivo di questo case, riteniamo che chiunque lo acquistasse lo farebbe per metterlo in mostra e non di certo sotto una scrivania.

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Per quanto riguarda il pannello superiore, anche in questo caso a farla da protagonista v’è la lastra di alluminio che fa parte dello “scudo” del P380. Anche in questo caso non vi sono fori per il passaggio dell’aria nell’alluminio esterno e troviamo comunque due ventole da 140 mm dietro la lastra di alluminio rifinita. Antec ha perciò lasciato uno spazio di circa 2,5 cm tra lo scheletro superiore del case (dove sono alloggiate le due ventole da 140 mm) e la lastra superiore, creando una buona presa d’aria. In questo caso, però, l’interspazio non è liberamente visibile. Infatti, a proteggere questa camera d’aria, troviamo una lastra di plastica forata verticalmente, che crea un vero e proprio effetto di presa d’aria, sia sulla facciata sinistra che su quella destra del case. Osservando il pannello superiore dalla parte posteriore notiamo invece uno spazio vuoto, tra lo scudo e il case: l’obiettivo in questo caso è quello di massimizzare l’espulsione dell’aria sulla parte posteriore, permettendo a tutta l’aria che si immagazzina sulla parte superiore di fuoriuscire dal bocchettone posteriore.

 


La zona posteriore dell’Antec P380 è, se vogliamo, quella che più rispecchia le linee classiche dell’intera serie Performance.

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A stupirci è la mancanza del classico pannellino di gestione dei regimi di rotazione delle varie ventole: Antec ci ha sempre abituati a vederlo posizionato appena al di sopra della mascherina di IO della mainboard. In questo caso, invece, non vi è alcun controller. Bensì. Come vedremo, ogni ventola è dotata di un proprio regolatore per gestire le velocità di funzionamento.  

La finestra di Input/Output è incavata nel case è costeggiata da una ventola da 12 cm, protetta da un filtro con celle a nido d’ape ricavato direttamente dall’alluminio che compone il cabinet.

Immediatamente sotto la ventola d’estrazione, troviamo i classici nove slot protettivi per le espansioni PCI-PCI-Express. Anche nel P380 troviamo staffe protettive forate per favorire il flusso d’aria nel case. A destra delle staffe possiamo quindi identificare un’ulteriore zona del cabinet in cui è presente una foratura a trama quadrettata, che ospita anche i due fori gommati per l’eventuale installazione di un sistema di raffreddamento a liquido esterno.

In fondo identifichiamo l’alloggiamento per l’alimentatore, formato ATX, protetto da un apposito filtro antipolvere (che sarà meglio visibile durante l’analisi degli interni).

La nostra attenzione è stata poi catturata dalla trama di fori quadrettati che solca la facciata posteriore del case sul suo lato sinistro. Dalle foto è infatti possibile notare la presenza di due colonne di fori quadrati sul margine sinistro del pannello che costeggiano la zona IO della mainboard, gli slot di espansione PCI, la zona adibita all’alloggiamento della PSU. Quello che stupisce in merito a questa presa d’aria è che essa non fornisce uno sbocco nella zona mainboard, bensì offre una camera d’aria per la parte laterale del case, adibita al passaggio dei cavi.

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Una volta rimosso il pannello laterale sinistro del case troviamo un semplice HUB di alimentazione per 6 ventole (connettori da 3 pin), a sua volta alimentabile attraverso un molex 4 pin. Ciò consente di far confluire i cavi di alimentazione delle ventole all’interno del pannello sinistro, nascondendo eventuali grovigli alla vista. Grazie infatti al pannello laterale destro è possibile guardare all’interno del case, tramite una finestra in plexyglass. 

 


 

Una volta rimosso il pannello laterale finestrato, si accede all’interno del case.

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Cominciamo l’analisi partendo dal lato destro e procedendo verso la parte posteriore del cabinet.

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La zona più vicina al pannello frontale è quella adibita all’alloggiamento dei dischi. Contiamo infatti ben 8 slitte per dischi da 3,5/2,5 pollici, ognuna della quali è dotata di quattro gommini anti-vibrazioni. Ogni staffa è in grado di ospitare un solo disco da 3,5 pollici oppure un solo disco da 2,5 pollici.  Vista la forma e la presenza del frontalino nei cassetti estraibili per i dischi, l’utente è guidato a seguire un buon assemblaggio ed una corretta gestione dei cavi: sia i cavi di alimentazione che dati (SATA) dovranno raggiungere i connettori della mainboard passando per l’anticamera laterale opposta, sfruttando poi una delle molte finestre gommate per raggiungere l’alloggiamento della scheda madre. Ciò nasconderà quasi per intero il sistema di cablaggio agli “spettatori” che guardano all’interno del case attraverso la finestra laterale sinistra.

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Un ulteriore caratteristica che riguarda la zona di alloggiamento dei dischi è la modularità: sebbene non ce ne si accorga subito, guardando attentamente è possibile identificare tre piani separatori dei cassetti. Ogni vano contiene a sua volta tre cassetti ed è agganciato al resto del case attraverso due viti. Qualora gli alloggiamenti dovessero risultare superflui e si volesse sfruttare tale spazio in modo differente, sarà possibile rimuovere i vani eccedenti. Per esempio sarebbe possibile sostituire due vani con una pompa e serbatoio di un impianto a liquido, oppure si potrebbe voler rimuovere un vano per aumentare ancora di più lo spazio orizzontale per l’alloggiamento di una scheda grafica esageratamente lunga.

Al di spora dei vani di alloggiamento per i dischi del sistema troviamo, inaspettatamente, due alloggiamenti per dispositivi da 5,25 pollici. La nostra sorpresa nell’identificarli sta nel fatto che il case non supporta alcun dispositivo da 5,25 pollici con interfaccia frontale, poiché il pannello di alluminio frontale è amovibile. Dunque, la sua presenza può essere giustificata da due elementi. Il primo è che non tutti i dispositivi da 5,25 necessitano di un interfaccia verso l’esterno. Per esempio una vaschetta da impianto a liquido non richiederebbe visibilità anteriore. D’altro canto, è possibile che Antec abbia deciso di riadattare delle strutture che aveva già prodotto, dotate di tali alloggiamenti. Infatti, ispezionando l’alloggiamento con attenzione, è possibile notare la presenza delle staffe protettive rimovibili per i pannelli da 5.25”.

Muoviamo ora lo sguardo sulla zona centrale del case, dove trova alloggiamento la scheda madre.

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L’organizzazione di questo spazio rispecchia i canoni classici della linea Performance, contando su elementi come la classica finestra per l’installazione di backplate, ben 4 fori gommati passacavo ed i due fori (non gommati) passacavo negli angoli superiori destro e sinistro. La numerosità dei fori passacavo tra la zona Mainboard ed il pannello laterale destro del case è una scelta ovvia per permettere una più versatile e flessibile ingegnerizzazione del cablaggio.

Per quanto riguarda il supporto ai vari form-factor delle schede madri, l’Atenc P380 offre un vasto supporto: dallo standard SSI CEB fino al Mini-ITX, passando per E-ATX, ATX e Micro ATX.

Concludiamo l’analisi degli interni del case dando uno sguardo alla zona destinata ad ospitare l’alimentatore.

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L’alloggiamento PSU è predisposto nella parte bassa del cabinet, dove identifichiamo un filtro antipolvere per proteggere la PSU da polvere e detriti provenienti dall’esterno. Il filtro è per di più facilmente rimovibile dall’esterno, senza richiedere l’apertura del pannello laterale: ciò ne favorisce una più semplice e veloce manutenzione. E’ interessante notare la prossimità del foro gommato passacavo che permette di smistare immediatamente i cavi nell’anticamera destra del cabinet, senza lasciare a vista alcun cavo. 

 


 

Nel corso dell’articolo abbiamo avuto più occasioni per menzionare alcuni dei componenti alla base del sistema di raffreddamento dell’Antec P380. In questa sezione ci proponiamo di riassumere tutte le informazioni già date e di fornire una panoramica complessiva della configurazione di raffreddamento de questo case.

Il flusso d’aria all’interno del case è garantito, nella configurazione seriale, da una coppia di ventole da 140 mm superiori e da una ventola da 120 mm posteriore. Tuttavia Antec ha predisposto una serie di possibili espansioni al sistema di cooling, a partire dagli alloggiamenti frontali, per 2 ventole da 140mm oppure tre ventole da 120 mm.

Lo stesso grado di flessibilità si estende anche al pannello superiore, dove vi sono pre-installate le due ventole da 140 mm. In questo caso, volendo preferire una configurazione tri-ventola al poso di una bi-ventola occorrerà rimuovere le due fan da 140 mm ed installare le tre da 120 mm al loro posto.

ventole ausiliari

La flessibilità offerta dal pannello superiore e da quello frontale non si limita alla sola scelta del numero e delle dimensioni delle ventole. Infatti, Antec ha progettato entrambi questi due scompartimenti anche per ospitare radiatori di sistemi di raffreddamento a liquido. In particolare, il pannello superiore supporta radiatori da 120-240-360 mm di normale spessore, mentre il pannello frontale può ospitare radiatori da 120-240 mm, molto più spessi.

La modularità dei vani-disco sul pannello frontale estende il concetto di flessibilità anche alla possibilità di ospitare buona parte di un sistema di raffreddamento a liquido, senza forzature. Rimuovendo anche solamente due dei vani dischi Antec mostra come sia semplice e intrigante la possibilità di installazione del sistema a liquido custom.

P380 Easy

Per quanto riguarda il sistema di raffreddamento attivo del case, Antec ha dotato il P380 di due ventole TwoCool con diametro di 140 mm e di una TwoCool da 120 mm. Le due ventole da 140 mm assorbono circa 300 mA al massimo regime rotazionale (1200 RPM), sviluppando 58.9 CFM ciascuna, mentre la più piccola TwoCool da 120 mm sviluppa 42.6 CFM al medesimo regime rotazionale (massimo). Si tratta di una configurazione più che accettabile per ambienti di utilizzo classici, orientata alla silenziosità: al massimo regime rotazionale ogni ventola da 140 mm sviluppa 26 dBA, contro i 24 dBA della TwoCool da 120 mm. Scegliendo il profilo “Low” per le ventole, la rumorosità conseguente è di circa 22 dBA per le ventole da 140 mm contro gli appena 17 dBA della ventola da 120 mm.

 


 

In questa sezione dell’articolo riportiamo le caratteristiche tecniche in modo riassuntivo, come espresse dalla casa produttrice, al fine di completare al meglio la recensione ed avere una visione complessiva dell’Antec P380.

Model P380
Tipologia Case Full-Tower
Espandibilità

1 x Alloggiamento Slim per masterizzatore

8 x Alloggiamenti da 3.5”/2.5” per HDD

Scheda madri supportate SSI CEB, E-ATX, ATX, Micro ATX, Mini-ITX
Alloggiamenti PSU 1 x ATX vano inferiore
Slot PCI di espansione 9 x Expansion Slots
Lunghezza massima VGA 465 mm
Altezza massima dissipatore CPU 180 mm
Sistema di raffreddamento Pannello superiore 3 x 120 mm (opzionali) oppure 2 x 140 mm (di serie)


Sistema di raffreddamento pannello frontale 3 x 120 mm (opzionali) oppure 2 x 140 mm (opzionali)
Sistema di raffreddamento pannello posteriore 1 x 120 mm (di serie)
Possibili configurazioni per impianto a liquido 1 x Radiatore da 360 mm oppure da 240 mm sul pannello frontale
1 x Radiatore da 360 mm oppure da 240 mm sul pannello superiore
Pannello I/O frontale: 2 x USB3.0; 2 x USB2.0; Audio In/Out
Dimensioni: 555 mm(A) x 223.6 mm(L) x 557 mm(P)

 


Antec è un’azienda che si contraddistingue molto dalla concorrenza per vari aspetti. In molteplici occasioni abbiamo notato l’eccellente rapporto qualità prezzo, che caratterizza anche questo prodotto. Vi è però un’altra fondamentale caratteristica che favorisce il successo dell’azienda californiana: l’attenzione ai commenti della community. Questo case è stato il frutto di una serie di accorgimenti portati all’attenzione di Antec dai propri fan. L’azienda ha preso a cuore i feedback, a tal punto da progettare un cabinet che rispecchiasse il più possibile le aspettative della clientela.

Senza dubbio, il P380 si eleva rispetto a tutti i precedenti prodotti di Antec: è il primo case che punta sull’estetica, senza tralasciare però i canoni generali di flessibilità, usabilità e robustezza in cui si rispecchiano tutti i prodotti dell’azienda. Sebbene non fossimo di fronte ad un LanBoy, il P380 offre una flessibilità tale da poter permettere di montare ben due impianti a liquido all’interno dello stesso sistema, più un terzo esterno. Tuttavia, anche non avendo intenzione di utilizzare un impianto a liquido, il P380 è talmente elegante da far gola ai professionisti e a tutti coloro che desiderano sfoggiare un sistema elegante e sobrio (architetti, grafici, audio-recorders).

La volontà di rendere il prodotto flessibile ed esteticamente raffinato è stata tale da portare Antec ad adottare scelte molto audaci, come quella di non supportare bay da 5.25 pollici frontali e di spostare il pannello IO lateralmente, consentendo all’utente addirittura di cambiarne il lato (da destra a sinistra e viceversa).

Se pensiamo al prezzo di un case così robusto, elegante e versatile è difficile immaginare cifre sotto i 300 euro. Tuttavia l’Antec P380 viene venduto a 200 euro circa, un prezzo decisamente conveniente considerata la qualità del prodotto.

Tirando le somme, è veramente difficile non elogiare questo case: versatile, elegante, robusto e ben ingegnerizzato, il P380 è a nostro avviso la scelta ideale per overclockers, modders e appassionati del settore che desiderano un prodotto sobrio e altamente personalizzabile. Per tale ragione, conferiamo al case il premio di Best-Buy, visto anche l’eccellente rapporto qualità/prezzo che lo contraddistingue e ci congratuliamo con Antec per l’ottimo lavoro svolto con il P380.

 

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